Allo stappo di ogni bottiglia il settore dell’ospitalità ha oggi un buon motivo per festeggiare. Grazie ai premi collezionati dalle creazioni del progetto SuberDesign firmato da Amorim Cork Italia, a partire dal New York Product Design Award all’APR International Interior Award o ancora al C-Idea Design Award, il sughero guadagna appeal fra i biomateriali utili all’allestimento di ambienti e spazi sostenibili, oltre che ispirati a un’espressione di bellezza tanto sobria quanto sorprendente.
Sempreverde della famiglia delle Fagaceae, originario del Mediterraneo occidentale, il Quercus suber produce una corteccia che certo non è una novità per la mano industriosa dell’uomo: presente sulla Terra da quasi 15mila anni, è impiegata nella vita quotidiana sin dai tempi delle civiltà dell’antico Egitto, della Mesopotamia, così come dei Fenici e dei Romani, ma il progetto etico lanciato nel 2011 da Carlos Manuel Veloso dos Santos e sviluppato a partire dall’anno 2019 in collaborazione con Jari Franceschetto, rispettivamente il ceo di Amorim Cork Italia e l’architetto fondatore dello studio AJF design, sta indubbiamente iniettando linfa fresca nell’economia circolare del nostro Paese: sebbene la Penisola disponga di superfici a sugherete pari ad appena il 3% dei 2,1 milioni di ettari mappati nel Mediterraneo occidentale, producendo circa 6,161 tonnellate di sughero all’anno, può far conto su un’attività di recupero e reimpiego che, ogni dodici mesi, accede a un bacino di un miliardo e mezzo di tappi attraverso i soli scarti delle bottiglie da vino.

Sempreverde della famiglia delle Fagaceae, originario del Mediterraneo occidentale, il Quercus suber produce una corteccia utilizzata fin dall’antico Egitto, così come dai Fenici e dai Romani
Le applicazioni del sughero
“Grazie alla collaborazione di 45 onlus e oltre un migliaio di volontari – spiega Carlos dos Santos -, ma disponendo anche di due centri di macinazione autorizzati in Veneto e Piemonte, riusciamo a procurarci regolarmente biomateriale ambito anche per la creazione di pannelli isolanti e per l’isolamento dei sottotetti, oltre che per l’alleggerimento dei cementi o l’insufflaggio delle pareti. Le applicazioni del sughero nella bioedilizia sono infatti molteplici, essendo ormai popolari anche nell’allestimento di superfici antiurto nei parchi gioco, ma grazie alla nostra produzione a stampo siamo riusciti a ideare collezioni d’arredo che conferiscono una narrativa completamente nuova agli spazi abitativi e dell’ospitalità”.
Dopo il lancio nel 2022 della prima collezione “sughero e metallo”, trainata dagli originali tavoli emisferici Corbula, dagli eleganti sgabelli Circus e dalla linea di lampade Plug, la collaborazione con un’eccellenza dell’artigianato italiano quale Riva1920 ha ulteriormente ampliato l’estetica dei modelli. “Ora il progetto riesce a coniugare esigenze di tutela ambientale, innovazione estetica e opportunità economiche – osserva ancora Carlos dos Santos -, offrendo una straordinaria opportunità per ampliare i confini della bioedilizia grazie a soluzioni di stile, ideali sia per cantine enologiche, sia per musei tematici come ad esempio il Planet Cork World of Wine di Porto, ma anche e soprattutto per spazi lavorativi e adibiti all’ospitalità”.

Corbula, il tavolino in sughero riciclato della linea SuberDesign di Amorim Cork Italia, ispirato al cesto della tradizione contadina
Se la resilienza e la leggerezza hanno contribuito a ritagliare al sughero un’originale nicchia di sperimentazione industriale da almeno una trentina di anni, basandosi sul recupero degli scarti di produzione (ben il 70% per i tappi da bottiglia) e sulla loro graduale trasformazione in bio-pelle (brevettata dalla startup sarda Lebiu), le applicazioni di maggior diffusione restano a oggi quelle bioedilizie: morbido al tatto, capace d’infondere una piacevole sensazione di calore, il sughero viene infatti apprezzato come materiale ipoallergenico, in grado di assorbire gli urti, operare da isolante acustico e termico, risultando oltretutto impermeabile sia a liquidi che a gas grazie alle sue proprietà elastiche, di resistenza alle alte temperatura e ideali per la compressione.
Non da ultimo, una sola tonnellata di sughero può assorbirne ben 73 di anidride carbonica: una manna per la mitigazione del cambiamento climatico. “Per la sua naturale vocazione ambientale – spiega Sergio Redaelli, ad Crippaconcept – il mercato dell’open air e delle mobile home è stato fra i primi a comprendere le virtù del sughero: “Noi lo impieghiamo regolarmente dal 2017 quale possibile soluzione di rivestimento esterno, o anche come isolante: ben lo testimonia il nostro modello Next Evo Green. L’affermarsi di una sensibilità sempre più sostenibile, inoltre, ha permesso di coglierne l’eccellente predisposizione all’integrazione paesaggistica”.
Alleato su tutti i fronti
Apripista nell’uso industriale del sughero ben 42 anni fa, l’azienda Coverd – specialista in tecnologie e materiali bioedili naturali – è riuscita invece a conquistare il mercato dell’hotellerie e della ristorazione mediante una formula all-in: non limitarsi a fornire panelli isolanti per pareti, pavimenti o tetti, o semplici cappotti, ma una visione d’insieme che curi acustic design, gestione energetica, certificazioni e formazione ad hoc, convergenti in una formula esclusiva di Bioedilizia Bioclimatica Ecosostenibile (BBE).
“A partire dall’organizzazione di una filiera corta facente perno sulle sugherete sarde, considerate di qualità superiore – spiega Massimo Murgioni, direttore tecnico Coverd -, per arrivare al recupero della nostra sede, un ex essiccatoio di granaglie oggi adibito anche a Museo della Civiltà Contadina a Verderio, al centro della produzione stanno sempre i nostri pannelli di sughero degranulati: risultano privi di qualsiasi altro scarto ligneo, dunque di massima qualità ignifuga ed estremamente leggeri”.
Nell’ambito dell’ospitalità sono stati impiegati sia per lavori di correzione acustica che di isolamento, come ad esempio al Grand Hotel Tremezzo sul lago di Como, così come allo Sheraton Lake Como, o ancora al Villa Hermann di Somma Lombardo, “benché – aggiunge Murgioni – i nostri prodotti trovino ampio spazio anche nell’ambito della ristorazione, dei centri benessere e negli spazi congressuali: in generale, in ogni forma di edilizia sostenibile”.

Il Grand Hotel Tremezzo sul lago di Como
Le aziende esperte di sughero
Per ottenere soluzioni di massima qualità e innovazione, Coverd opera inoltre in collaborazione con alcuni studi di architettura, fra cui VenelliKremer di Como o, sempre in riferimento alla città lariana, Studio De Santis Arch. Donata. Troppo spesso, infatti, le opere di isolamento e correzione acustica tendono oggi a essere considerate “sostenibili” per antonomasia, senza curarsi davvero del livello di innovazione tecnica dei prodotti.
Se a sostegno del proprio approccio Coverd ha lanciato anche riviste di settore c’è chi, come l’azienda Diasen di Sassoferrato, ha pubblicato persino un libro sulle straordinarie virtù della corteccia di Quercus Suber: “L’incanto del sughero – presente e destino di un miracolo mediterraneo”, liberamente accessibile tramite il sito del fornitore marchigiano di materiali da costruzione.
Altra eccellenza italiana, Nesite – Transpack Group Service ha invece lanciato recentemente un modello di pavimento sopraelevato in sughero, grazie al quale è stato possibile ripensare l’esperienza quotidiana di benessere in un’azienda tecnologica come Athesys. Votarsi al sughero, ricorda un detto portoghese, è d’altra parte un atto di dedizione non solo per sé, ma per chiunque viva attorno a noi e, soprattutto, per chi verrà. Meglio mandarlo a memoria, dunque: “Io pianto l’eucalipto per me, il pino per i miei figli, la quercia da sughero per i miei nipoti”.
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