“La filosofia vegana è molto più che una scelta alimentare. È un modo di vedere il mondo, una modalità consapevole di relazionarsi alla vita, agli altri, all’ambiente”. Con queste parole spiega il veganesimo Verde Camilla Parmigiani, ex hotel manager di un 5 stelle, oggi consulente per l’hotellerie di alta gamma, nel suo primo libro “The Art of Vegan Hospitality”.
Una guida per il mondo dell’hospitality di lusso che desidera aprirsi alla clientela vegana, ovvero una traduzione su carta di quello che Parmigiani fa ormai da dieci anni con la sua società Vegan Set.
Il lavoro di Parmigiani spazia dalla formazione per lo staff al ricercare i partner migliori per il food & beverage o altri professionisti che possano fare training allo chef, al bartender e ad altri membri del personale con skill specifiche da aggiornare con gli standard vegani. Ha collaborato con il Grand Hotel Alassio, il San Pietro di Positano e, da ultimo, ha partecipato alla nascita de Il Mansio, vegan boutique hotel sulle rive del lago di Garda.

The Art of Vegan Hospitality, manuale per professionisti dell’hotellerie firmato da Verde Camilla Parmigiani
Il vegano orienta la scelta dell’hotel
“C’è una dinamica molto interessante nei gruppi di viaggio. Che si tratti di una coppia, di una famiglia o di un gruppo di amici, spesso le esigenze alimentari di una sola persona finiscono per orientare la scelta della struttura. In questo senso i viaggiatori vegani, insieme a vegetariani, flexitariani o persone con intolleranze, diventano decision leader per tutto il gruppo” spiega Parmigiani.
Nello specifico con Vegan Set ha deciso di orientarsi sul segmento di alta gamma. “Quantificare il mercato degli altospendenti vegani nel travel – continua – è difficile rispetto ad altri settori come cosmetica, alimentazione o moda. Un indicatore interessante arriva dalle compagnie aeree, che monitorano le preferenze dei passeggeri. Emirates, ad esempio, nel comunicato di gennaio 2026 ha dichiarato di offrire oggi 488 ricette vegane in rotazione su 140 destinazioni, con un aumento del 60% rispetto al 2024. Il dato forse più rilevante è che una parte significativa di queste scelte arriva da passeggeri non vegani. Il pubblico della cucina vegetale, quindi, è molto più ampio di quanto immaginiamo”.

Verde Camilla Parmigiani e Valentina Mori, owner de Il Mansio
Un’esperienza vegana, in sostanza, può attirare anche l’ospite non vegano, prosegue Parmigiani: “Quando il concept è solido, la cucina interessante e l’esperienza curata nei dettagli, l’ospitalità vegana diventa qualcosa che può affascinare chiunque. In fondo il compito dell’ospitalità è anche questo: tradurre una cultura in un’esperienza accessibile. Nel caso del vegan hospitality si tratta di trasformare valori etici, gastronomici e ambientali in un linguaggio capace di parlare a un pubblico molto più ampio”.
Il veganesimo in hotel oltre al food
“The Art of Vegan Hospitality” riserva, ovviamente, un’ampia parte a food & beverage (non tralasciando nulla, nemmeno la mixology), ma dedica spazio anche al lifestyle, dagli arredi nelle camere (niente pelle, lana o seta) ai prodotti per la pulizia, i set di cortesia o i trattamenti nelle spa. “Il libro nasce principalmente per i professionisti dell’ospitalità. È pensato come un manuale di lavoro, per direttori d’hotel, F&B manager o chef. Un testo che possa essere consultato facilmente quando si prendono decisioni operative o strategiche – prosegue Parmigiani -, ma il volume prova anche a raccontare cosa significa progettare una vera vegan experience a tutto tondo. Parlo quindi di food e beverage, ma anche di gestione operativa, formazione del personale, narrazione del brand e relazione con il territorio. Perché l’ospitalità vegana non è solo una questione di menu: è una cultura del servizio”.

Miomojo è un’azienda di Bergamo che produce accessori moda e set cortesia per hotel in materiali vegani e cruelty free di nuova generazione
La combinazione tra l’esperienza vegan e il lusso
L’intersezione tra le aspettative di un ospite vegano e quelle di un ospite abituato agli standard di alta gamma è il fulcro del lavoro di Vegan Set. “Per me ci sono due elementi fondanti nell’hotellerie di lusso oggi: l’ascolto e l’artigianalità. L’ascolto perché l’ospite contemporaneo, soprattutto nel segmento alto, cerca prima di tutto di sentirsi visto e compreso. Non vuole semplicemente un servizio impeccabile, ma vuole percepire che l’hotel è in grado di cogliere le sue esigenze, a volte anche quelle non espresse – spiega Parmigiani -; il secondo elemento è, invece, l’artigianalità. Oggi il vero lusso non coincide più con l’opulenza, ma con l’autenticità. Si manifesta nella qualità della materia, nell’atmosfera di un luogo, nella cura dei dettagli. È un’armonia che nasce dal dialogo con artigiani, contadini e produttori, da una rete di saperi che dà profondità all’esperienza. In questo contesto la personalizzazione diventa fondamentale: è ciò che trasforma un soggiorno in qualcosa di unico”.

Tagliolini freddi, omaggio a Gualtiero Marchesi, ricetta vegetale nel menu de Il Mansio firmato dalla chef Veronica Lora. Photo credit: Sara Scarpa
Lo sviluppo di hotel con concept vegan all’estero
In questo senso non mancano gli esempi dall’estero, dove la cultura vegana nell’ospitalità ha trovato già ascolto e sperimentazione ad alti livelli, come illustra ancora Parmigiani: “Uno dei casi più interessanti è l’Emirates Palace di Abu Dhabi, del gruppo Mandarin Oriental. Qui sono state create sei Vegan Rooms, camere pensate per ospiti che seguono uno stile di vita vegano. Non si tratta solo di eliminare alcuni prodotti: ogni elemento, dai materiali ai dettagli della stanza, è stato selezionato con grande attenzione. In realtà, l’idea di una stanza vegana in un hotel tradizionale non è nuova. Un pioniere è stato l’Hilton Bankside di Londra, che nel 2019 ha inaugurato la sua Vegan Suite”.
Infine, conclude la founder di Vegan Set: “Per quanto riguarda la proposta gastronomica trovo interessante il lavoro del Four Seasons Resort Punta Mita, in Messico. Qui i menu vegani sono presenti in tutti gli outlet del resort e vengono aggiornati ogni anno, mantenendo uno standard culinario molto alto. Sono esempi diversi, ma dimostrano tutti una cosa: quando l’ospitalità vegana è progettata con cura, può diventare un vero elemento di identità per la struttura”.
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