Ristrutturare, rinnovare, restaurare. Il concetto di dare una nuova vita, anche non risalendo a ricordi millenari, sottende tutta la cultura dell’uomo. La possibilità di donare un’altra chanche, una esistenza diversa a oggetti, cose, luoghi del passato, prima ancora di diventare un’esigenza delle società contemporanee è stato un bisogno quasi inconscio, la possibilità di un atto creativo supremo, una sorta di artifizio di resurrezione.

Nel numero di dicembre di InOut Review un servizio spiega come oggi il recupero dei luoghi sia necessità e cultura. Necessità perché, parlando degli spazi urbani, soprattutto in Europa, è difficile trovare aree vuote dove posizionare nuovi edifici; cultura perché, anche fuori dalle vincolate superfici urbanizzate, è nata una forte sensibilità nei confronti del consumo di suolo, sempre più scarso e sempre meno destinato a usi agricoli, tanto da far alzare da più parti voci d’allarme di un paradosso: il rischio carestia alimentare per troppo benessere.

Senza contare che molti luoghi, soprattutto industriali, vengono dismessi senza prospettive credibili di reindustrializzazione: in questo caso, l’operazione di recupero, restauro e rinascita ha anche un appeal per le amministrazioni locali, che si trovano impantanate fra bonifiche e necessità di rigenerazione sociale.

Fra i protagonisti di questo percorso di rinascita, sicuramente un ruolo di primissimo piano lo hanno gli alberghi. L’Europa è punteggiata da esperienze di recupero di questo genere e l’Italia, nei suoi spazi ristretti e nelle sue necessità di proteggere il patrimonio paesaggistico, ha scoperto questa tendenza.

Le esperienze

In principio ci furono le acciaierie Falck, a Sesto San Giovanni. I progetti di recupero e risanamento si susseguono da 30 anni e hanno visto, nei vari passaggi di proprietà, sfilare i più grandi nomi dell’architettura contemporanea: Kenzo Tange, Paola Viganò e Winy Maas, Mario Botta, Renzo Piano, Norman Foster. Il recupero complessivo dell’area è ancora di là da venire, ma nell’ex circolo operaio, tra le case di un villaggio fordista dei primi del Novecento, nasce il Best Western Falck Village Hotel. Nella sua pancia, un pezzo del Museo di Fotografia contemporanea, murales che raccontano la storia delle acciaierie, foto storiche nelle parti comuni e nelle camere.

Dalle origini a oggi

Una nuova impresa vede ancora l’Italia protagonista: il recupero dell’ex stabilimento Cirio dell’Argentario, in Toscana, messo in opera da Miramis Italy. “Il nostro obiettivo è stato restituire all’Argentario uno spazio che è stato parte della comunità locale per tanti anni, trasformandolo in un luogo sostenibile e di condivisione. È un progetto di sostenibilità non solo ambientale, ma anche culturale e umano: dare nuova vita a un simbolo del passato perché torni di nuovo a produrre valore per tutti” spiega a InOut l’amministratore delegato di Miramis Italy Stefano Cuoco.

Di nuova vita in nuova vita, a Roma ha debuttato qualche anno fa il Singer Palace, nome evocativo per tutti coloro che hanno avuto una nonna o una mamma che faceva vestiti in casa. L’hotel di lusso ha infatti trovato casa negli ex uffici Singer, la fabbrica di macchine da cucire. “Il recupero di un edificio iconico permette di preservare la memoria urbana e di mantenere il legame con la storia del luogo – spiega Rosa Visocchi, che con la sua famiglia ha restaurato il palazzo e gestisce l’hotel -. Un palazzo come il Singer ha un’anima, una narrazione architettonica e culturale che un nuovo edificio non potrebbe offrire. Questo aspetto aggiunge storia, autenticità e fascino all’hotel, qualità molto apprezzate dai viaggiatori contemporanei”.

Insomma, recuperare un edificio industriale “crea un dialogo fra passato e presente” dice ancora Cuoco di Miramis. Senza contare l’elemento ‘posizione’. “Molti edifici storici come il Palazzo Singer si trovano in aree centrali e prestigiose delle città, dove oggi sarebbe impossibile costruire da zero o ottenere nuove licenze edilizie” fa notare ancora Visocchi.

Il Singer Palace di Roma

Il Singer Palace di Roma

Un ragionamento che è alla base anche di un’altra riconversione, quella che ha dato origine a Calimala, hotel milanese in zona Porta Venezia. “Conoscevamo già molto bene la zona: possedevamo e gestivamo da tempo un altro hotel nelle vicinanze – precisa il direttore Andrea Papè -. Dal momento in cui abbiamo visto questo edificio, ne abbiamo riconosciuto il suo ncredibile potenziale. La sua struttura solida, il carattere distintivo e l’atmosfera vibrante e dinamica del quartiere circostante hanno reso chiaro che questa era l’occasione perfetta per creare qualcosa di unico”.

La posizione, e non solo, è stata anche alla base della scelta di Hilton, che nel 2018 ha aperto l’Hilton Lake Como in un’antica fabbrica di lavorazione della seta, oggi un hotel con invidiabili viste sul lago dalla Terrazza 241, rooftop dell’hotel.

Qualcosa di unico

La rinascita di un luogo del lavoro comporta, per chi ci si avventura, la ricerca di soluzioni che bilancino estetica, funzionalità e identità. “Nel recupero del Palazzo Singer l’estetica di quello che era il palazzo quando lo abbiamo rilevato è diventata una risorsa, non un limite – spiega Visocchi -. Le grandi altezze, la magnifica scala a sbalzo in marmo Cipollino realizzata dall’Architetto Mario Loreti, lo stile Art Deco, alcuni arredi dell’epoca, sono stati valorizzati con soluzioni di design che uniscono comfort e memoria. L’idea non è stata quella di cancellare il passato, ma di farlo dialogare con l’ospitalità di lusso contemporanea, creando un luogo che conserva la forza della sua storia ma sa accogliere con eleganza e tradizione”.

Le difficoltà da superare per ridare nuova vita ai luoghi non sono poche. “La complessità principale è normativa: il processo coinvolge molte autorità e richiede tempi lunghi – testimonia Cuoco -. Dal punto di vista progettuale la sfida è valorizzare un’area sensibile mantenendo l’equilibrio con le strutture circostanti, il porto e la linea di costa.

Il progetto prevede anche interventi a diretto contatto con il mare e in parte sotto il suo livello, elementi che lo rendono tecnicamente di altissimo livello e unico nel contesto toscano”.

“Una delle sfide più grandi è stata quella di lavorare entro i limiti di una struttura esistente che non era stata originariamente progettata per ospitare persone – spiega Papè di Calimala -. Abbiamo dovuto ripensare la disposizione, la circolazione e gli impianti per soddisfare gli standard alberghieri, garantendo che ogni camera avesse luce e ventilazione adeguate, integrando i requisiti idraulici, acustici e di accessibilità. Ma questi vincoli ci hanno spinto a essere più creativi”.

Il risultato atteso, quindi, punta alla crescita di valore per il territorio. “Il tetto della nuova struttura ospiterà un giardino pensile di piante mediterranee – aggiunge l’a.d. di Miramis -. L’obiettivo è che chi arriva riconosca la memoria di ciò che è stato, ma viva un luogo nuovo e in armonia con l’ambiente. In sintesi, il progetto ex-Cirio rappresenta una rigenerazione consapevole: un atto di restituzione al territorio, dove la memoria industriale diventa parte di un nuovo paesaggio di ospitalità e bellezza naturale”.

“Abbiamo voluto onorare e valorizzare la presenza del verde in tutto l’edificio – aggiunge Papè -. Abbiamo riempito i cortili e le terrazze con alberi e piante fino al sesto piano. Oggi, il verde è diventato un elemento caratterizzante del progetto, mantenendo il legame originale tra natura e architettura e restituendolo in un modo nuovo”.

Un hotel al Colosseo

È un paradosso. Forse. Perché il mondo corre avanti. Così, guardando al futuro, il recupero delle strutture produttive è già dietro le spalle. Ora nel mirino dell’hotellerie sono entrati i monumenti storici, quelli che purtroppo le amministrazioni locali o i governi non sono più in grado di mantenere all’onor del mondo.

Difficile, certo, che si arrivi a costruire un hotel dentro il Colosseo, o dentro il cerchio di Stonehange. Ma non molto lontano da lì, a Londra, i monumenti storici sono già diventati hotel. Nel 2026 Hilton aprirà un Waldorf Astoria dentro il London Admiralty Arch, alla fine del The Mall, di fronte a Buckingham Palace. Un monumento nazionale Grade I.

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