Il 44% dei giovani guarda al futuro con incertezza o forte insicurezza e il 64% ritiene di avere meno opportunità rispetto alla generazione dei genitori. Sono alcuni dei dati della ricerca I giovani e il futuro, realizzata da Tecnè e presentata da Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto, durante InOut 2026.
Si è parlato di fragilità delle nuove generazioni, di attacchi di panico sofferti dai più giovani in situazioni complesse dove, al contrario, serve prontezza e capacità di problem solving; per non tacere di scelte che mai nessuna generazione aveva messo prima in discussione, come avere la patente di guida, cosa che sembra non interessare alla GenZ.
Rispetto a queste criticità Francesca Andronico, psicologa del lavoro e coordinatrice del gruppo di lavoro ‘psicologia del turismo’, ha raccontato come sempre più spesso le aziende avvertano l’esigenza di dotarsi di una figura professionale come quella dello psicologo, proprio allo scopo di governare gli aspetti più problematici di un team, evidenziando come si sia di fronte a una generazione di ‘esseri sociali via web’, rispetto ai quali occorre sviluppare una ‘tolleranza alla frustrazione’ che accompagna i giovani.
Dall’indagine emerge che la stabilità è un criterio centrale nella scelta professionale: per il 44% è l’aspetto più importante del lavoro, davanti alla retribuzione, indicata dal 38%. Anche il tempo libero pesa nelle decisioni: il 57% vorrebbe mantenere libero il fine settimana. Numeri che raccontano un cambiamento nel rapporto tra giovani e lavoro, con ricadute anche sul settore turistico.
Per le imprese dell’ospitalità, dove turni e lavoro nei weekend sono parte integrante dell’attività, la sfida è trovare un equilibrio tra sostenibilità organizzativa e aspettative dei collaboratori. “Come nuova generazione di albergatori – ha osservato Fabio Raimondo, presidente nazionale dei giovani albergatori di Federalberghi – siamo in prima linea nelle aziende per creare un ponte tra i nostri genitori e la generazione successiva alla nostra, appunto la GenZ”.
“Siamo davanti a un cambio epocale – ha sottolineato -: prima era il collaboratore ad adattarsi all’azienda, oggi è il contrario”.
Le imprese devono comunque garantire il fatturato e la continuità del servizio, ma possono intervenire su due fronti: chiarezza nei contratti e trasparenza su orari, impegni richiesti e benefit.
Tra le priorità indicate da Raimondo, ridurre per quanto possibile i turni spezzati e definire regole precise anche per gli ospiti, dagli orari di apertura del ristorante a quelli di check-in e check-out. L’obiettivo è tutelare il tempo dei lavoratori senza compromettere l’accoglienza. Per attrarre e trattenere i giovani servono inoltre promesse realistiche, percorsi di crescita e un’organizzazione capace di valorizzare il lavoro di squadra.
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