Il naming come scienza e non come gioco. Per le insegne d’hotel si apre un’era evolutiva, in cui nulla viene lasciato al caso. “Il nome è la prima cosa che si vede – afferma Chiara Gandolfi, verbal designer Balenalab -. C’è una strategia che possiamo attuare per arrivare a un nome che funzioni, che racconti qualcosa di voi, della struttura. Un payoff che sia efficace, che condensi un mondo”.
Gandolfi non esita poi a mettere ‘sotto accusa’ certi nomi di hotel: “Ho fatto una ricerca, e ne escono infiniti e in svariate destinazioni”. Poi avverte gli albergatori: “L’omonimia non fa bene! Non fa bene ai vostri clienti, non fa bene alla SEO, non fa bene alla vostra reputazione. In poche parole, è un metodo per confondersi nella massa”.
La strategia
Occorre quindi una strategia, perché un nome “identifica, diversifica, facilita e capitalizza”. E un bel nome facilita la comunicazione diventando efficace nel passaparola, quindi un investimento che dura nel tempo.
Gli indicatori per un nome efficace, o, come definisce Gandolfi, “pazzesco”?… Eccoli: che cosa si sta nominando esattamente; i target che si vogliono colpire; le informazioni da selezionare. Più lungo l’elenco degli errori da evitare: “Pensare che il nome sia secondario – avverte l’esperta -. Tenere presente che l’atto di dare un nome non è un concorso di bellezza. Evitare nomi che creino confusione, come, ad es., Hotel Roma a Bologna. Non fare mai promesse, come potrebbe accadere con ‘Excelsior‘ su una struttura che nulla ha di eccelso. Non da ultimo, fare molta attenzione che il nome dell’hotel non sia una parolaccia in altre lingue”.
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