La tecnologia fa ormai parte di ogni aspetto della nostra vita e anche nella progettazione delle camere d’albergo non può non essere presente. Dai sistemi di prenotazione agli impianti di climatizzazione, fino alla luce di cortesia accanto al letto, ogni elemento tecnologico contribuisce alla qualità dell’esperienza. Gli architetti, tuttavia, concordano su un fatto: la tecnologia dev’essere il più possibile invisibile, dietro le quinte, uno strumento al servizio del benessere dell’ospite. “Alla base di tutto – spiega Nicola De Pellegrini, fondatore dello Studio Anidride Design – c’è il comfort sensoriale: un equilibrio armonico tra luce, materiali, suoni, temperatura e proporzioni che agiscono insieme, all’unisono, per far riposare i nostri sensi e permetterci di ritrovare un benessere profondo”.
“La tecnologia – aggiunge David Morini, ceo Pelizzari Studio – dev’essere silenziosa. Controlli climatici integrati, illuminazione intelligente, soluzioni acustiche e sistemi energetici efficienti contribuiscono al benessere senza mai imporsi visivamente”. I sistemi innovativi sono indispensabili per il controllo di comfort, temperatura, umidità e luce, ma l’interfaccia dev’essere semplice e intuitiva. “Chi viaggia spesso – sottolinea De Pellegrini – si ferma a volte anche solo una notte e non ha il tempo di comprendere sistemi molto complessi. Per questo prediligiamo soluzioni immediate, come scenari preimpostati di luce o climatizzazione, che semplificano l’esperienza”. Concorda con lui Gabriele Gascón, il cui studio d’architettura è dedicato esclusivamente al mondo dell’hospitality: “L’importante – ci dice – è che le interfacce siano chiare, semplici, possibilmente con delle scritte, così da essere univoche per tutti”.
Un alleato da utilizzare con intelligenza
Anche per Carlo Donati, fondatore di Carlo Donati Studio, la tecnologia è un valido alleato ma da utilizzare in modo consapevole: “Dobbiamo sfruttare i vantaggi e le opportunità che oggi ci vengono offerte – spiega – traducendole tuttavia in un aiuto facile per l’utente. L’uso intensivo e l’esibizione delle tecnologie sono inopportuni e finiscono per diventare una gabbia per il cliente. Il benessere dev’essere sempre l’obiettivo finale”. “Essenziale – aggiunge Marco Corti, fondatore a Milano di Kemistry of Style e art director di Diviana – è non interferire con l’intimità, l’eleganza o l’esperienza sensoriale complessiva”. A tirare le somme è Flaviano Capriotti, che recentemente ha firmato il rinnovamento del Park Hyatt Milano: “Il progetto – conclude – deve integrare la tecnologia con discrezione ed eleganza, garantendo funzionalità immediata e comfort percettivo, senza mai prevalere sull’atmosfera dello spazio”. La tecnologia migliore, dunque, è quella che lavora in modo discreto, contribuendo al benessere dell’ospite senza farsi notare.
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