Aziende del design in trasformazione, alla ricerca di nuovi mercati e di partner finanziari o investitori capaci di consolidare brand, facilitare lo sviluppo e rafforzare la resilienza in periodi critici. E in uno scenario internazionale in cui i top spender dell’arredo premiano qualità, sostenibilità, design funzionale ed esperienza digitale.
Non è un caso se, nell’arco degli ultimi tre anni, nel mondo si siano registrate circa 11mila operazioni di M&A nel settore del design, che ha individuato in questa modalità la leva per risolvere problemi. D’altronde, come ha ricordato Claudio Feltrin, presidente FederlegnoArredo, al Summit Pambianco, “si sperava in un 2025 positivo, ma con l’annuncio dei dazi è iniziata una fase calante, che perdura. Fortunatamente, il mercato del Golfo l’anno scorso è cresciuto di circa il 25% contribuendo a riequilibrare un po’ le perdite sugli Usa. E ora l’attenzione è sul Mercosur”.
Per Walter Ricciotti, managing director Made in Italy Fund II, “è un momento di incertezza, ma che predispone al dialogo. Il nostro ruolo non è sostituirci agli imprenditori, bensì affiancarli in un percorso”. Il progetto di TIP-Tamburi Investment Partners punta a dare forza alle imprese e attrarre talenti manageriali: “Il punto – secondo il presidente e a.d. Giovanni Tamburi – è che occorre fare grandi investimenti, ma è difficile per le aziende italiane che sono quasi tutte piccole”.
Intanto il fronte degli architetti e designer continua a produrre quella creatività tanto apprezzata ovunque, ma senza perdere d’occhio i diktat del business. “La funzione che abbiamo, come creativi e come aziende – ha detto Roberto Palomba, co-founder Palomba Serafini Associati -, è integrarci sempre di più nella filiera. Dobbiamo essere capaci di individuare e far crescere una terza dimensione di aziende, magari con raggruppamenti o con i fondi. I processi vanno cambiati, altrimenti rimarremo nella dimensione dei piccoli”. Automatico l’aggancio al tema concorrenza: “Il livello dei prodotti cinesi sta migliorando – ha aggiunto Feltrin -. D’altronde, gli studenti si formano da noi, poi tornano con nuovi know-how e cultura assommati a una massiccia capacità produttiva. Anche la Cina sta cercando mercati alternativi, quindi dobbiamo essere agili e pronti”.
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