Scampato il pericolo della modifica nel corso della stagione estiva, a breve potrebbero intervenire importanti novità sull’imposta di soggiorno: potrebbe essere estesa a tutti i quasi 8mila Comuni e ridefinita nell’ammontare: da un importo fino a 5 euro nel caso di costo del pernottamento inferiore a 100 euro fino a un massimo di 25 euro al giorno negli alberghi extralusso (oltre 750 euro a notte).

I Comuni che l’hanno applicata sono 1.268 (sui quasi 8mila italiani): si comprende quindi come gli enti locali possano avere un forte interesse ad estenderne l’applicazione.

I rischi della riforma
Come noto, i Comuni possono disporre di questa entrata per destinarla ad interventi in materia di turismo, ma nella bozza del Decreto si ipotizza l’estensione anche ad altri settori come ad esempio la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

I rischi presenti nelle proposte di modifiche diventano molteplici: dalla caduta di uno dei capisaldi della tassa di soggiorno (il vincolo di destinazione del gettito al sostegno delle attività turistiche, portando quindi benefici diretti al settore alberghiero che riscuote la tassa per conto del Comune), alla perdita di competitività delle strutture italiane, alla vanificazione degli sforzi delle strutture site in zone non turistiche, che diventerebbero assoggettabili alla tassa, con perdita della possibilità di destagionalizzazione e migliore distribuzione dei flussi.

Giulio Benedetti

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