Nel cuore di Shinjuku il Park Hyatt Tokyo torna a brillare dopo 19 mesi di restyling: l’icona del lusso giapponese inaugura una nuova era, tra heritage e visione contemporanea. Lo studio Jouin Manku firma un progetto che esalta l’identità originaria di John Morford, raffinando proporzioni, luminosità e intimità degli ambienti. Palette più calda: toni nebbia, grigi minerali, verdi bosco e legni tatami avvolgono gli spazi, con acciaio satinato e vetro come richiami all’anima metropolitana.
Le 171 camere sono reinterpretate con tessuti morbidi, boiserie leggere e bagni-scultura. Le opere di Yoshitaka Echizenya aggiungono una dimensione onirica, mentre le lampade washi di Isamu Noguchi diffondono una luce soffusa ispirata alle lanterne tradizionali. Dettagli in metallo brunito, tappeti dalle trame organiche e decorazioni a foglia di magnolia costruiscono un comfort sensoriale.

La nuova Park Suite amplifica l’esperienza: lounge panoramica e visuali su Harajuku e il Santuario Meiji. Anche le suite Diplomat, Governor e Presidential integrano upgrade tecnologici e arredi su misura. Spazi comuni ridisegnati: lobby-gallery con arte giapponese, lounge dai volumi morbidi, percorsi fluidi e luce. La ristorazione porta la firma di Alain Ducasse, mentre Club on the Park Spa si evolve in un rifugio urban zen, tra marmi vulcanici, rituali d’acqua e luci radenti. Dagli ultimi piani le vetrate catturano lo skyline, trasformando ogni momento in contemplazione. Un ritorno scenografico che rinnova l’icona resa immortale dal film “Lost in Translation” di Sofia Coppola: ora più che mai, lussuosa e profondamente Tokyo.

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