Una questione di armonia. Quando il bello si esalta, l’essere umano sta bene. Basterebbe una di queste frasi che troviamo all’interno del nostro giornale per riassumere contenitore e contenuto di InOut Review, magazine che giunge all’appuntamento di primavera con una serie di servizi dedicati alla bellezza nel senso più ampio.
Tutto scorre nelle pagine del primo sfoglio, tra due architetti molto diversi tra loro che formano uno studio di alto livello e ci regalano passaggi da ricordare, tipo: “Nell’hospitality mancano cultura e una managerialità capace di costruire progetti distintivi”. Sipario.
Sarebbe interessante capire come l’industria del ricettivo accolga messaggi di questo genere. La solita alzata di spalle, oppure un’analisi approfondita per capire i punti di miglioramento? Da questo partiremo prossimamente per raccontare se gli alberghi e le grandi catene siano disponibili al confronto con chi disegna e ripensa le loro strutture.
Hotel che in parte guardano anche altrove e provano a trasformarsi in realtà polivalenti. Una “strategia ibrida” che viene esaltata in un’inchiesta in cui emerge anche il lato artistico di chi fa ospitalità e sostiene che “l’hotel funziona anche come una galleria d’arte”. Affermazione che solo pochi anni fa sarebbe suonata come un affronto al mondo intatto e riservato dell’hotellerie.
Viaggiando, ascoltando e creando. “Alle radici dell’idea” è il titolo del servizio a inizio magazine, dove architetti di grande richiamo ed esperienza descrivono il viaggio nello spazio e nel tempo. E si ritorna così a parlare di persone e di bello, perché per alcuni “il viaggio è uno strumento di conoscenza. Ma non si deve viaggiare per collezionare immagini, bensì per capire come le persone vivono gli spazi e li consumano nel tempo”.
Non ci sono segreti, ma la voglia di cercare nella memoria tecniche antiche e scenari che possano riemergere dal passato.
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