Tra Kyoto e Tokyo, tra giardini di pietra, hotel contemporanei e musei immersi nel silenzio, l’estetica giapponese continua a influenzare architettura e design internazionale con una grammatica visiva costruita su vuoto, luce e imperfezione. Concetti come wabi-sabi, ma, mono no aware, seijaku e yūgen attraversano ancora oggi progetti firmati da architetti come Kengo Kuma e Shigeru Ban, trasformando lo spazio in un’esperienza emotiva e contemplativa.

Nel giardino zen del Ryōan-ji di Kyoto, patrimonio Unesco, quindici rocce emergono da una distesa di ghiaia bianca seguendo il principio del ma, il vuoto che genera equilibrio. La stessa filosofia ritorna all’Adachi Museum of Art di Shimane, dove grandi finestre trasformano il paesaggio in un quadro vivente che cambia con le stagioni.

Il giardino roccioso zen nel Tempio Ryoanji di Kyoto ©JNTO

Il giardino roccioso zen nel Tempio Ryoan-ji di Kyoto ©JNTO

Il wabi-sabi prende forma nelle ceramiche Raku e nell’architettura del Capella Kyoto, inaugurato nel 2026 nel quartiere storico di Miyagawacho. Kengo Kuma & Associates recupera legni, lampade e materiali originali dell’antica scuola elementare presente sul sito, creando ambienti dai toni sabbia, cenere e legno bruciato, illuminati da luce filtrata attraverso pannelli shoji.

Sul tema del silenzio lavora, invece, Shigeru Ban con lo Zenbo Seinei, retreat sospeso nel verde dell’isola di Awaji. Cedro giapponese, linee essenziali e interni privi di decorazioni trasformano la quiete in materia progettuale.

A Tokyo, il MoN Takanawa Museum of Narratives interpreta infine lo yūgen con percorsi a spirale, arredi riciclati e vegetazione autoctona. Qui la bellezza non invade lo spazio, ma emerge lentamente, dettaglio dopo dettaglio. Carta di riso, pietra e acqua completano una palette naturale e rarefatta.

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