C’è un’idea di calore che l’architettura contemporanea cerca costantemente di ridefinire, muovendosi tra rigore e accoglienza. Studioart ha risolto l’enigma trasformando la pelle – materiale d’istinto per eccellenza, da toccare prima ancora che da guardare – in un vero e proprio rivestimento murale, dove l’intimità dell’arredo si fa struttura. Non foderiamo più sedute, vestiamo pareti. Nato come espressione d’interior design del Montebello Leather Group, Studioart affonda le radici in una solida storia conciaria vicentina avviata nel 1967. Nadia e Gianfranco Dalle Mese hanno spinto questa eredità oltre il mestiere originario, governando l’intero processo chimico e creativo senza intermediari: una filiera corta applicata al lusso.
Il risultato è Leatherwall, un sistema che introduce una precisione ingegneristica quasi paradossale per un materiale vivo. Non si tratta semplicemente di stendere un manto, ma di progettare la superficie attraverso moduli tagliati al millimetro – dalle micro-tessere da 2,5 x 2,5 centimetri fino alle ampie campiture – calcolati appositamente per azzerare i naturali cedimenti elastici.
La vera complessità tecnica di Studioart si gioca proprio nello spessore. Nelle versioni bombate, il pellame viene accoppiato a supporti geometrici interni che generano bassorilievi e chiaroscuri, pensati per catturare la luce radente e garantire, al contempo, un inaspettato assorbimento acustico. Per rispondere alle severissime richieste del contract e dell’hospitality, la materia viene lavorata direttamente in botte: agenti specifici ne modificano la struttura fibrosa per superare le certificazioni antincendio (como la NFPA 260) senza mai ricorrere a vernici chimiche di superficie che ne comprometterebbero l’elasticità.
In questa transizione verso l’architettura tessile le pareti si comportano come tessuti di pregio: si piegano, respirano e invecchiano bene. Eppure, resta il fascino del paradosso di partenza, irrisolto per scelta: più la pelle diventa struttura, più insiste a comportarsi come pelle. Segna, si scalda, ricorda chi l’ha toccata. In un settore che insegue costantemente l’esperienza, Studioart ha semplicemente preso alla lettera il materiale che l’esperienza la registra per natura. Una visione dell’abitare sartoriale che trova la sua naturale sponda progettuale nella selezione di Zenucchi Design Code, che ha accolto questa materia tra i propri codici espressivi per tradurla in disegno d’interni.
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