Nelle strutture ricettive la pulizia si vede, ma l’aria no.
Superfici lucide, tessuti sanificati, cucine controllate, ma ciò che entra nei polmoni resta spesso trascurato. Ora qualcosa cambia: la UNI 11976:2025 introduce un metodo condiviso per valutare la qualità dell’aria anche in hotel e ristoranti.
Il principio è semplice: ciò che non si misura non si può gestire. La norma richiede monitoraggi reali e continuativi, almeno cinque giorni consecutivi, ripetuti in estate e inverno. Si considerano inquinanti visibili e invisibili: vernici, detergenti, arredi, polveri sottili, radon, microrganismi, con la CO₂ come indicatore immediato di comfort. La sua forza non sta nell’imporre interventi, ma nel fornire dati concreti e strumenti di controllo: ambiente monitorato, parametri di benessere rispettati.

Da qui nasce l’innovazione: pensare a soluzioni reali ispirandosi anche alla natura. Come le piante, ci insegna Stefano Mancuso, che filtrano e regolano l’ambiente con intelligenza. E non è tutto: il controllo del clima resta fondamentale. Aziende come Daikin, CIAT e Regin offrono sistemi integrati per gestire temperatura, ventilazione e CO₂ in tempo reale, tutti compatibili con la UNI 11976:2025. E poi c’è Airzone, che permette anche una gestione intelligente degli impianti, compatibile con oltre 200 marchi di climatizzatori.

La risposta sta nelle piante

Per secoli le piante sono state viste come semplici decorazioni. Un errore, secondo Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale e cofondatore di PNAT, spin-off dell’Università di Firenze: “Rappresentano l’87% di tutto ciò che è vivo – dice -. La loro intelligenza è diversa dalla nostra: reti diffuse, resilienti, decentralizzate. E quando entrano nei progetti diventano organismi vitali, parte attiva del sistema”.

Ma come? L’idea c’è e funziona perché la natura, se messa al lavoro, diventa la migliore alleata del nostro benessere. La Fabbrica dell’Aria è proprio questo: un sistema che utilizza piante e tecnologia per purificare gli ambienti interni. L’aria viene aspirata e fatta passare attraverso il substrato radicale, dove microrganismi e radici degradano le sostanze tossiche, restituendo ossigeno. Un modello di bioarchitettura attiva, capace di coniugare estetica, sostenibilità e salute. Perché il problema è più grave di quanto sembri: “La qualità dell’aria è una delle principali cause di salute pubblica: secondo l’Oms è al secondo posto tra le cause di mortalità globale” ricorda Mancuso.

“Depurare e riciclare l’aria interna tramite piante – aggiunge Mancuso – permette di ridurre l’energia necessaria e migliorare il benessere delle persone”. Dopo la prima installazione alla Manifattura Tabacchi di Firenze, la Fabbrica dell’Aria è arrivata negli uffici JINS di Tokyo e sarà protagonista nel nuovo headquarter A2A a Milano, con la più grande versione mai realizzata. La versione 2.0, invece, presentata all’ultima Biennale di Venezia, è più piccola e funziona senza impianti: una teca con piante e microrganismi capace di abbattere fino al 70% le sostanze nocive, grazie a un sistema IoT che regola acqua e luce per settimane.

Airzone

La hall di un hotel – Airzone

Il clima come esperienza invisibile

Anche il clima non è un dettaglio. È una componente dell’ospitalità, un filo invisibile che accompagna l’esperienza degli ospiti. È la filosofia dietro ogni automatismo: la stanza vuota resta in stand-by; all’ingresso il sistema si riattiva e raggiunge il set point in tempo reale. Sensori di presenza e finestre aperte dialogano con il climatizzatore, spegnendo l’impianto quando non serve. “La tecnologia deve seguire gli ospiti senza farsi notare” ci spiega Desiree Quintero, direttrice Business Development Airzone Italia. E visto che le normative europee spingono verso sistemi intelligenti “con Airzone abbiamo scelto di puntare più in alto: sistemi di regolazione pensati per chi vuole che calore e fresco diventino percezione, senza sprechi e senza complicazioni”. Il controllo è centrale, ma ogni stanza conserva la sua autonomia. “Una suite può avere la temperatura perfetta per chi vi soggiorna, mentre la sala colazioni si prepara all’arrivo degli ospiti senza consumi inutili. Perché il comfort non va imposto, deve essere naturale” aggiunge. Un sistema evoluto che sparisce alla vista, adattandosi a ogni ambiente.

“È un equilibrio tra lentezza fisiologica e risposta immediata, come se lo spazio respirasse insieme agli ospiti”.
Ogni comando diventa parte di una routine invisibile: caldo e freddo si modulano come la luce, senza rumore né sprechi. E quando la tecnologia si integra con oltre 200 marchi di climatizzatori e più di 40 sistemi di automazione, tutto funziona in modo armonico: le piattaforme BMS e le app proprietarie rendono ogni ambiente gestibile anche a distanza.
Il risultato è un comfort intelligente, che accompagna l’ospitalità con la discrezione di un respiro.

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