“Il lusso oggi attraversa una crisi d’identità. La sua rinascita passa attraverso artigianalità, autenticità e rarità. Con La Banquière dimostriamo che la sostenibilità può essere una forma di vero lusso, radicato nella natura, nella storia, nella cura”. È questo il racconto di Marianne Tiegen, fondatrice di Marianne Tiegen Interiors, da sempre attenta a un’idea di hospitality fondata sul sapere artigiano e su una visione autenticamente circolare del progetto. Da questa convinzione nasce il nuovo volto di Château La Banquière: una dimora del Settecento trasformata in un luogo di ospitalità lenta, dove architettura, paesaggio e materia dialogano con naturalezza. Qui il progetto non si impone, ma accompagna la luce, segue il ritmo delle stagioni, asseconda ciò che esiste già.
I tessili diventano la struttura emotiva dello spazio. Baldacchini, separé, pannelli e copriletti portano negli interni un’intimità domestica rara nell’hospitality, senza mai forzare la grammatica storica del castello. Le cromie nascono dalla terra che circonda la tenuta: vinaccioli dei vigneti, robbia, gualdo.
Accanto ai tessuti tinti naturalmente affiorano stoffe antiche – damaschi, stampe a blocchi, materiali couture – recuperate, riparate, accettate nelle loro imperfezioni. Ogni segno racconta il tempo, ogni riparazione diventa valore. Tutto è pensato per durare e trasformarsi: rivestimenti sfoderabili, strutture smontabili, tessuti che possono essere lavati, restaurati, persino ritinti. Non un interno finito, ma un organismo vivo, destinato a invecchiare bene. A La Banquière il lusso è attenzione.
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