Materiali autentici e naturali, palette di colori naturali e tendenzialmente neutri, e poi ancor a un’illuminazione soft e d’atmosfera e arredi minimal, ma accoglienti. Secondo Mariapia Bettiol, Principal Architect and Owner dello studio Bettiol Architecture, sono questi gli ingredienti principali che, nel restyling delle antiche strutture montane, consentono all’architetto di mantenere l’anima storica dell’edificio integrandola con un design alpino di tendenza, in un equilibrio tra autenticità e innovazione. Ma fin dove ci si può spingere nella contaminazione tra antico e moderno? “Non c’è un vero limite – ci risponde l’architetto -. Dipende dal contesto architettonico, dalla destinazione d’uso e dal livello di tutela storica”.

Se il progetto è riuscito la sorpresa è garantita. “Creare l’effetto wow in un edificio storico rinnovato – spiega Bettiol – significa giocare con il contrasto inaspettato, le prospettive inattese e il dialogo tra passato e futuro: ad esempio varcare una soglia e trovarsi davanti a un contrasto sorprendente o a un interno che stravolge le aspettative legate all’esterno.

“In questo senso – aggiunge l’architetto – Chalet La Fenice è l’esempio più riuscito, una struttura che sa coniugare il retaggio della tradizione con le esigenze della contemporaneità”.

La storia della Fenice del Monte Cervino

Villa Bacchini, questo il nome originario della struttura, era una delle poche ville presenti nel comprensorio di Cervinia fin dagli anni Trenta ed è stata distrutta nel 1980 dalla confluenza di due valanghe, a seguito della quale la Regione Autonoma Valle d’Aosta ha disposto diversi interventi, che hanno offerto la possibilità di proteggere l’area e di ricostruire la villa.

I proprietari originari, la famiglia Bacchini, hanno scelto di non avviare la ricostruzione e hanno venduto quanto restava della struttura alla famiglia Harrison di Londra. L’esterno era vincolato e il progetto di ricostruzione è stato seguito dallo Studio Bettiol Architecture in collaborazione con l’interior contractor valtellinese Concreta.

Mariapia Bettiol

L’edificio si estende su 1200 metri quadrati su sei livelli; ne sono state ricavate sette camere doppie, oltre a un salone più grande e uno più riservato, una cucina, una sala da pranzo e una zona buffet. L’utilizzo della pietra e del legno a vista è stato combinato con materiali ricchi e moderni come i velluti e i cristalli. Questa caratterizzazione moderna è completata da un tocco neoclassico. La famiglia Harrison ama le note del Neoclassicismo italiano e ha voluto richiamarle con decori e citazioni all’interno dello chalet. Per l’atrio centrale, per esempio, dove si apre la tromba dell’ascensore, si è optato per un parapetto lavorato in metallo e ottone con motivi neoclassici, mentre nelle zone comuni le grandi cornici di legno che inquadrano le pareti si combinano con gli stucchi e le decorazioni in gesso che richiamano il gusto e l’estetica della classicità.

Il recupero e l’utilizzo di legno vecchio di larice garantiscono stabilità per la realizzazione dei pavimenti, mentre le scale e l’interrato sono in pietra, per sottolineare l’anima rustica della villa. Per la pietra, in parte si è riutilizzata quella originariamente impiegata nella costruzione della villa degli anni Trenta, integrandola con pietra locale utilizzata per la facciata esterna.

Un altro ambiente comune dello Chalet La Fenice - studio Bettiol

A volte i vincoli forzati possono stimolare l’immaginazione dell’architetto, dando vita a progetti particolari. È il caso del Grand Hotel Cervino, un cinque stelle con una straordinaria continuità tra spazi esterni e interni. “Questo – dice l’architetto – era uno dei punti di partenza del progetto, uno dei cardini su cui abbiamo ragionato fin dall’inizio”.

Bettiol ha lavorato su un’area molto particolare, stretta e lunga, con un vincolo forzato che riguardava il corpo di fabbrica e si è proposto di realizzare una struttura che godesse della vista della natura sia sul fronte principale, sia sul retro con la presenza imponente e spettacolare del Cervino, cercando di creare dei volumi semplici da uno di partenza di grandi dimensioni, spezzato in più parti per ricreare l’idea del villaggio di montagna.

L’hotel, in effetti, richiama il villaggio vicino, un complesso molto tradizionale di cui riprende le forme originarie, modernizzandolo garbatamente. I tre corpi di fabbrica in cui la struttura originaria è suddivisa si appoggiano sul basamento seminterrato di quella che era una grande autorimessa che va a inserirsi proprio sulla montagna, facendo sì che la natura avvolga i tre volumi che insistono sul basamento di pietra.

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