“L’illuminazione dev’essere magica, catturare la curiosità di chi osserva, non solo diffondere la luce”. Non ha dubbi Matteo Terragni, founder e ceo di Matlight Milano, sulla definizione di illuminazione decorativa, così come non ne aveva nel 2014, quando raccolse una sfida quantomai ardua: abbinare la pietra al lighting per dar vita a quelle che lui definisce, a ragione, “creazioni luminose”.
“Io provengo da tutt’altro settore – racconta a InOut Review -, ma da sempre ho una passione per il design, tant’è che mi sono disegnato persino i mobili di casa. Inizialmente pensavo che l’illuminazione fosse semplice, che le lampade si vendessero da sole. Mi sbagliavo: occorreva dar vita a qualcosa di particolare, diverso, qualcosa che i competitor non proponessero. Ecco che, allora, è nata l’idea di abbinare la pietra all’illuminazione”.
Un percorso innovativo, iniziato con la produzione di lampade da tavolo in marmo: “Il concetto di personalizzazione del prodotto c’era già allora – spiega Terragni -, dal momento che i clienti potevano scegliere le forme, i colori e l’abbinamento tra marmo, le finiture galvaniche dei portalampade e i tessuti per i paralumi. Avevamo un network di rivenditori in tutta Europa e io andavo personalmente da Budapest a Düsseldorf a presentare i prodotti nei negozi. Ho poi collaborato come terzista con designer e ho lavorato tanti anni per una galleria di Parigi”.

La lampada Arcadia 70 Duo
La ricerca sui materiali
Forte dell’esperienza accumulata, Terragni ha iniziato a ragionare sull’uso di materiali diversi, come le pietre, che hanno il potere di dare l’effetto di traslucenza. “Mi sono concentrato sull’alabastro, poi ho fatto escursioni prima sull’onice, che però è difficile da lavorare perché molto delicato e fragile e non si presta tanto a forme tridimensionali. Ultimamente, infine, abbiano scoperto la selenite, sorta di gesso calcificato con struttura molto particolare perché si scheggia nel manipolarlo. Nel tagliarlo si scaglia, ma abbiamo trovato un metodo per lavorarlo. Funge un po’ da fibra ottica naturale: se la fonte luminosa è dietro compare solo una striscia luminosa, se la si pone a un estremo la luce la trapassa ed esce dalla parte opposta. L’effetto è affascinante”.
Le creazioni luminose
Da qui la nascita di Selene, una famiglia di modelli composta da applique, pendenti a stelo singolo, standard e maxi, e chandelier. Tutte dispongono di diffusore cilindrico unico, realizzato a mano a partire da un blocco grezzo di selenite che, attraversato dalla luce, rivela la distintiva texture naturale della pietra.
Tornando, invece, all’alabastro, Matlight Milano propone tre nuove lampade da tavolo: Arcadia 70, nelle versioni Solo e Duo, e la nuova variante di Funghetto e Fungotto, hero products del marchio, ora proposte in finitura nickel satinato.

Chandelier Selene Bronze
Arcadia 70 si distingue per il suo design scultoreo che celebra l’incontro tra pietra naturale, memoria progettuale e tecnologia tattile contemporanea. “Il suo nome e la sua forma – spiega Terragni – richiamano la forza espressiva del bold design tipico degli anni ’70, da noi reinterpretato con un linguaggio materico e sofisticato. La forma è cilindrica e importante e l’effetto delle venature viene evidenziato tramite la retroilluminazione; grazie a un sistema di accensione touch, poi, a ogni tocco cambia l’intensità della luce”.
Creazioni che sono dei pezzi unici, nati dalle mani esperte di un selezionatissimo gruppo di artigiani: “Negli ultimi anni – sottolinea il ceo – abbiamo ridotto l’attività come terzisti e ci siamo concentrati di nuovo sul brand per farlo crescere. I nostri prodotti hanno un atout in più: abbiamo sì dei prodotti a catalogo, ma il livello di personalizzazione è altissimo. Ai nostri clienti diamo addirittura la possibilità di farsi la propria lampada, di avere la paternità del prodotto che si mettono in casa. Vengono a trovarci e noi creiamo per loro lampade su richiesta. A volte partono con l’idea di un solo pezzo, e poi arredano tutti gli ambienti”.

Lampada Fungotto Nickel
Crescita a doppia cifra
Il mercato americano è quello di riferimento, ma cresce rapidamente anche la componente europea. “Il nostro fatturato sale del 10-15% ogni anno – specifica Terragni -; abbiamo subìto un leggero contraccolpo dall’annuncio dei dazi di Trump, ma ora il business si è completamente ripreso”.
Tra gli ultimi progetti quello del Carlton Hotel di St. Moritz, dove le applique Grand Stick personalizzate illuminano il ristorante principale; anche per la nuova sede di Morgan Stanley a Parigi sono state selezionate le applique Stick, così come per il Royal Mansour di Casablanca e il Caviar House a Londra, con l’installazione delle applique nella sala principale.
I pendenti Selene e le lampade da tavolo Funghetto fanno, invece, bella mostra di sé nei Conrad Algarve Luxury Apartments in Portogallo.
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